Qui è riportato il 'simbolo' del viaggio. Grazie a Cecilia per il disegno.

Transamerica 2009

Transamerica 2009
Questo è il percorso della 'Transamerica 2009', che potrà subire variazioni dettate da condizioni atmosferiche e psico fisiche. E non rifiuterà altri mezzi di trasporto.

Patrocini e collaborazioni

Patrocini e collaborazioni

domenica 23 marzo 2014

Ricordando Mauro Talini...

Nel gennaio 2013 Mauro Talini partiva da Ushuaia nella Terra del Fuoco... e per 25000 km avrebbe viaggiato sulla sua bicicletta per arrivare in Alaska... Una follia per molti, una cosa fattibile per chi conosceva Mauro. Ho conosciuto Mauro quando preparavo la Transamerica 2009, lo vidi in una foto su un giornale, partiva per Gerusalemme, sempre in bici. Lo chiamai, ci vedemmo... mi dette tante notizie sui viaggi in bicicletta in solitaria... lui era un grande esperto. Da quel giorno siamo sempre rimasti in contatto... ognuno con i propri progetti, ognuno con i propri sogni. Poi, dopo un lungo viaggio in bici in sud america, decise la grande impresa: fare tutto in continente americano sempre in solitaria in sette-otto mesi. ne aveva tanta di esperienza, aveva girato tutta l'Europa con la sua fedele due ruote. Era animato da una grande forza interiore, da una fede cattolica fortissima, aveva un fisico di granito, un'ironia rara. Era un uomo, profondo, umile, rispettoso e aveva un grande sorriso sempre pronto. Ed era diabetico, si portava l'insulina con sè......
Era partito dal sud del mondo, aveva passato la Patagonia, Atacama, la dorsale, occidentale del sud america, era arrivato in Messico, passando deserti, strade sterrate, salite, temperatura alte, vento forte... ma in quel maggio dell'anno scorso, in Messico, un Tir, ha messo fine al suo viaggio, alla sua vita.
Hasta siempre, Mauro.

lunedì 30 luglio 2012

Il Falco è arrivato al Salar


Dopo due settimane di pedalate, pochi giorni fa, Paolo è arrivato al Salar. Ecco il suo breve sms: "Caro nino, oggi sono arrivato davanti ala Salar, un'emozione fortissima. Un abbraccio"
Ora il deserto di sale lo deve attraversare....
Forza Falco, avanti così.
nino

domenica 8 luglio 2012

I Falco distende di nuovo le ali

Dopo due anni, aggiorno di nuovo il blog, e lo faccio per annunciare che Paolo Bastianello è partito per un nuovo viaggio in bicicletta. Il Falco è di nuovo in sella, mancava dal gennaio del 2010 e dopo aver pedalato in Russia, in Islanda e per due volte nell'estrema Patagonia, giovedì 28 giugno è volato in Bolivia. Affronterà il Salar de Uyuni, un enorme deserto di sale (12.000 km²),  che contiene 10 miliardi di tonnellate di quel minerale. Anche questo è un ambiente estremo, l'attenzione e la concentrazione del Falco dovrenno essere ai massimi livelli, pochi gli errori che si possono commettere.
Giovedi è partito per Lima poi prenderà un volo per Arequipa e finalmente in bici fino a Puno poi proseguirà per La Paz, Oruro, fino ad attraversare il Salar de Uyuni poi,Tupiza fino al confine con l' Argentina. Da lì  prenderà il pullman per Salta e poi ritorno in Italia il 31/07/2012.


nino




IL FALCO DISTENTE DI NUOVO LE ALI:

Pedala Falco, con potenza e tranquillità,
come tu sai fare.
Assapora gli odori del viaggio, della terra straniera ma tua,
i paesaggi, le notti stellate e buie.
Pedala Falco, per un'idea, per la libertà,
per i tuoi affetti, per i tuoi amici.
Vivi questa strada, questo bianco orizzonte
questo nuovo andare e tornare.
Pedala Falco, nel tuo sudore, nella tua fatica,
nei tuoi dubbi e nelle tue incertezze.
Fidati di te stesso, dei chilometri che hai vissuto,
della tua esperienza e della tua voglia di scoperta.
Pedala Falco, affidati alla tua tecnica, al tuo cuore di uomo
alla forza della tua volontà, alla tua sete di arrivare.
Avanti amico mio, avanti per una nuova avventura in una terra
di inestimabile bellezza..

martedì 19 ottobre 2010

Nel nome di un amico.

Dopo un po' di tempo aggiorno il blog, e lo faccio ricordando un amico: Roberto di Spirito.
Roberto, uomo di legge e di giustizia, uomo di bontà e fermezza, uomo di amicizia e altruismo.
Non è con noi, ma sarà sicuramente da qualche altra parte, in qualche altra misteriosa forma.
Oppure è ancora con noi, ma in modo diverso.
Era forte il legame che ci univa, e la sua famiglia resta per me una parte importante di Roberto.
Pochi giorni fa siamo andati a trovare i suoi genitori; la loro accoglienza è stata come me la ricordavo, come me la immaginavo, calorosa, forte, e un po' triste.
Abbiamo tanto parlato, di vita, di speranze, di sogni, di morte, del loro figlio, dei loro altri figli, dei nipotini. Il babbo sempre apparentemente forte e deciso, la mamma sempre tenera e qualche volta con gli occhi bagnati quando ricorda... C'era anche la nipotina... che Roberto non ha conosciuto, ma che sapeva sarebbe arrivata. E' stato bello ritornare in quella casa, anche se ovviamente triste, è stato bello rivedere i genitori del mio amico, che un'autostrada o chissà cosa ha portato lontano.
Potrei dedicare molte righe a quest'uomo, ma forse non sarebbe stato contento, era un ragazzo schivo, non voleva esibirsi, ma solo vivere da uomo per gli uomini. Voleva avere un amore, una famiglia e amarle.
Certo... mi manca il mio amico, mi mancano le sue parole, la sua forza, il suo senso di giustizia, i suoi arrivi sul pesante tir... mi manca, certo che mi manca.
Però... però... quando intraprendo un viaggio, quando penso ad un nuovo progetto, ad un sogno... lui viene puntalmente a trovarmi, e lo fa facendomi incontrare i camion della ditta per cui lavorava. Quando in autostrada vedo un tir con una certa scritta... e sto pensando a qualcosa di nuovo... so che Roberto mi dice...: "Vai avanti amico mio, vai avanti."

venerdì 13 agosto 2010

Per Marco (Gaspe)


Dopo molte settimane riesco ad aggiornare finalmente il blog. Cause lavorative mi hanno tenuto lontano dal computer. Da tempo una nuova idea, un nuovo viaggio vagabonda nella mia mente, ma in questi tempi sono stato lontano da casa, e non ho potuto curare il progetto.
A farlo è stato l'amico Marco Gasperini, 'amico del mio amico' Domenico, alias Scuppula.
Marco mi ha aiutato a dipanare un'idea, che poi è diventata progetto ed ora obiettivo.
Insomma questo post è a lui dedicato, un ragazzo davvero in gamba, una persona rara..., un amico.
Tra poco pubblicheremo il nuovo progetto-viaggio.
Un saluto a tutti

venerdì 4 giugno 2010

Valentina e Va-Lentina.


Quando ho scelto il nome della bicicletta che mi avrebbe accompagnato nella Transamerica 2009, ho seguito il consiglio di un'amica... l'ho chiamata Va-Lentina, per due semplici motivi, il primo perchè il viaggio sarebbe stato all'insegna della lentezza e il secondo, ma non meno importante perchè con il nome Va-Lentina e quindi Valentina, ho voluto sintetizzare l'affetto per tutti i ragazzi del Centro, in provincia di Como, dove ho lavorato l'anno scorso e dove sto adesso lavorando.
Valentina è una ragazza che frequenta il Centro, e con lei immediatamente sono sorti un'intesa profonda e una bella amicizia. Dando il suo nome alla bicicletta ho voluto rappresentare tutti i ragazzi disabili del Centro. Insomma, un nome, tante storie, un nome, tante persone.
Un saluto particolare quindi a Valentina
La foto è stata pubblicata con l'assenso dell'interessata.

venerdì 30 aprile 2010

25 aprile


Come ogni anno anche questo 25 aprile è passato con le dovute manifestazioni e celebrazioni. Ma ogni anno le persone sono sempre meno, i vecchi partigiani via via muoiono, la gente o almeno una parte tende a non partecipare a queste ricordanze. Con mio padre ero ad Agliana dove, lui e mio nonno Magnino, abitavano. Mio fratello invece era a Treppio, dove in combattimento fu ucciso Magnino.
Qui, ad Agliana, il 25 aprile è ancora sentito, tante sono le persone che partecipano ed è sentibile la commozione che li accompagna. Quest'anno il corteo è passato da tutti i cippi dei caduti per la libertà del Comune. Sono stato onorato di portare con mio padre una ghirlanda di alloro al monumento, situato nella piazza centrale del paese, di Magnino e dei altri tre partigiani caduti. E' stato bello porre la ghirlanda, essere vicino a mio padre, davanti a tutte le autorità ed al popolo aglianese a rendere omaggio a Magnino a Germano, Adelmo e Ivan Paolo. Mi piacerebbe parlare di mio nonno... di quando liberò un suo compagno dall'ospedale del Ceppo di Pistoia, di quando andò ad ordinare la bara all'amico Ivan Paolo, scoprendosi alle autorità del regime, di quando tesseva la tela dell'antifascismo aglianese. Oppure di quando era a capo della Brigata Bozzi, o del suo sacrificio sulla collina di Treppio per salvare tutti i suoi compagni.
Poi la sera, con l'amico Gaspe, è stato la volta del concerto dei Modena City Ramblers... ed è stata la serata degli
ossimori. Sentivo i giovani che cantavano... 'no allo sfruttamento' e guardavo i loro vestiti, molti dei quali di aziende presenti nel libro nero delle multinazionali che sfruttano i popoli 'poveri'. Altro ossimoro: tanti, tantissimi si definiscono ecologisti... appoggiano giustamente le varie campagne per le Natura... ma poi lasciano l'area del concerto come una delle peggiori discariche. Gettano a terra di tutto. Ultimo ossimoro: cantano inni e vecchie storie senza sapere cosa comportano, da dove vengono, quanti morti hanno fatto... Insomma... una serata all'insegna degli ossimori.
Foto: Magnino Magni

sabato 24 aprile 2010

Spostiamo il limite

http://www.youtube.com/watch?v=VJMbk9dtpdY&translated=1

Questa è la storia di un padre e un figlio che insieme hanno compiuto qualcosa di veramente grande: portare a termine un'Ironman (3.800 metri di nuoto + 180 km in bicicletta + 42,195 km di corsa).

giovedì 15 aprile 2010

Il paese degli spiriti






Ci sono momenti in un viaggio e sopratutto nella vita, che le difficoltà sono tante, forse troppe e allora cerchi nuove energie dentro di te, nei tuoi affetti, nel tuo passato. E quando pedali sotto il sole cocente, ad alta quota, o sotto una pioggia sferzante o contro un vento 'animale'... sai che hai scelto tutto ciò e tutto è così come deve essere, come tu lo avevi immaginato. Ma nei momenti bui, nella tua amata solitudine, i pensieri vanno ai tuoi affetti, ai tuoi amici, alla tua famiglia, ad amori perduti o impossibili, ad una ragazza per cui la fatica diventa un piacere. Ma a volte non basta... e allora contro demoni e fantasmi ecco arrivare gli amati spiriti e allora vedo Alessandro, mio zio... parlarmi pacato e sorridente indicarmi la via e darmi una pacca sulla spalla. E odo mio nonno Beppe, uno dei punti di riferimento della mia infanzia, odo le sue parole di conoscenza e coraggio e ricordo così bene il suo volto. Vedo mia nonna Fulvia, moglie di Magnino, che giovane vedova mai si è risposata, sempre fedele al suo amore. E là tra sudore e fatica vedo l'amico Roberto, la sua voglia di giustizia e di amore... e sento grande la sua forza, che mi dice di andare avanti... E poi tra fiori e mare reincontro Veronica, bellissima come sempre, posso toccare ancora una volta i suoi lunghi capelli, il suo bel viso e ascolto il suo canto tra un'onda e un soffio di vento. E poi là dove la fatica sembra prevalere, vedo Magnino, mio nonno, nel rosso di un tramonto, vedo le sue armi e vedo che le getta a terra e mi dice "Queste sono le mie armi, ma non ne hai bisogno, non ora, avanti uomo, vai avanti. Mi dispiace di non averti mai abbracciato, piccolo mio". Allora la fatica si fa dolore ma non la senti, e vai avanti, fino a una meta... non importa quale o se non c'è.
Foto di Paolo e nino

giovedì 8 aprile 2010

Nino Front page man


E' uscito sulla Nazione di Martedì 6 Aprile un ampio articolo dedicato all'Ultimocavaliere: una intervista sul suo recente viaggio in sud America.

sabato 3 aprile 2010

E d'improvviso.




All'improvviso la sento arrivare, è notte, il vento ulula... e la Patagonia torna prepotente, senti il suo richiamo, senti la sua voce, il suo canto. Come le sirene di Odisseo ammaliano questo viandante... e non voglio cera nelle orecchie, legatemi all'albero della nave, ma lasciatemi ascoltare il vento patagone, il fuoco di Atacama, la legge del deserto. Lasciatemi ascoltare il canto delle donne e della luna, il rumore della pioggia che cade nel mare, il calore della fatica. No, non voglio cera nelle orecchie come i marinai dell'uomo di Penelope. Voglio solo sentire il richiamo della natura, il richiamo della foresta, le parole delle notti stellate nel deserto. Mi sveglio un attimo... dove sono... nel letto di casa mia, ma il vento patagone ormai si è impossessato della mia anima, riarsa dal sole cileno. Conosco quel vento, conosco le sue parole: vuole tornare a casa. Ma non è ancora tempo, non è ancora il momento, non è ancora il momento. Ma la decisione è da tempo presa: riprendere il cammino.
Tutte le foto di questo post sono di Paolo Bastianello.

martedì 30 marzo 2010

Elogio della fatica




Storie dal Camino Austral: sento chiaramente tutte le fibre del mio corpo tendersi un'altra volta, l'ennesima volta , l'ha già fatto mille e mille volte. Una pedalata dietro l'altra, senza fretta, senza timore. Sento fortemente il sangue che scorre nelle vene, veloce, caldo. Odo il cuore che batte forte e sicuro, stanco ma sempre pronto a tutto. Sono nove ore che pedalo oggi, non c'è stato riposo, pausa, se non per cibarsi. Tanta la salita fatta, salita dura, ripida e difficile. Altrettanta è stata la discesa, acciottolata e traditrice, sospettosa e pericolosa. Il divino Pluvio ha mandato sulla terra una quantità di pioggia incredibile. Sento gli indumenti esterni bagnati dall'acqua, quelli interni madidi di sudore. Tra due ore c'è un traghetto da prendere, non posso perderlo, il prossimo sarà tra molti giorni. Mancano trenta km... non ci dovrebbero essere problemi. Mai però, cercare di 'governare' le leggi patagoni. Infatti ecco la sorpresa: gli ultimo trenta km sono di salita, e una salita pesante e ripida, tutta di 'ripio' e di pioggia. La mente e il corpo hanno un sussulto, un attimo di cedimento, sono titubanti, 'non ce la faremo mai' gridano. Arriva in soccorso l'esperienza, la voglia di soffrire ancora, la voglia di gettare il cuore avanti. Forza, forza, uomo, una pedalata dopo l'altra. E la fatica diviene regina incontrastata. E l'uomo diventa una rosa, con petali e bocciolo centrale. La fatica ti toglie un petalo dopo l'altro, una certezza dopo l'altra, la senti sempre più prepotente, e ogni minuto che passa un petalo cade. E i petali sono tutte le leggi che la società ti ha imposto, che gli altri ti hanno imposto, che tu stesso ti sei dato. Tutto lentamente cede, i petali se ne vanno, rimanendo macchie colorate nella scura Carrettera. Piano piano si arriva al bocciolo centrale, la fatica continua, lacerante e crescente. Le gambe urlano la propria stanchezza, il corpo vuole fermarsi e la mente lo stesso. E' allora il bocciolo centrale, quello primitivo, ora scoperto, a prendere il comando: "Avanti, avanti! Senza timore, serrare le file, proteggere i fianchi!" Eccolo lì il bocciolo centrale, la parte più pura dell'anima umana, la parte vera, quella non toccata dai dogmi della società e del mondo costituito. Eccolo lì puro e candido, pronto ad andare avanti. Ci siamo, ecco la cima, e ora giù in discesa, tra buche e sassi, tra acqua e massi. D'improvviso arriva il mare, prima colpisce con l'odore, poi con il colore, ecco il mare, ecco il traghetto... siamo arrivati, siamo arrivati in tempo.
Foto di Paolo e nino

lunedì 1 marzo 2010

La femminilità del Camino Austral.




Da qualche anni ormai cammino nel mondo, spesso in luoghi lontani dalle comodità, dalle certezze e dalla civiltà. Ma la Transamerica è stata un'esperienza diversa, avevo come casa la strada, che mi ha accolto come una madre, regalandomi paesaggi incomparabili, persone rare e un'umanità dimenticata. Mi ha regalato sole cocente, vento impetuoso e pioggia battente. Ho assaporato una libertà totale, senza schemi, senza orari, a volte senza meta. La Natura mi ha aperto la sua millenaria anima, e la sua femminilità. Il Camino Austral, come spesso ripeto è stata un'esperienza affascinante: e' impressionante la quantità di acqua che è lì presente. Per me l'acqua è sinonimo di femminilità è la culla del mondo è la dimora non solo del feto prima di nascere, ma un porto sicuro e riposante nella vita umana. E la Patagonia cilena esprime una femminilità molto forte, l'acqua ti avvolge, ti accarezza, ti rende partecipe di se stessa, ti fa sentire uomo. Ti sussura parole dimenticate, sogni ancora da sognare, ti invita a conoscerla meglio. E allora diventi un viandante estremo, un uomo senza terra, un'esteta del mondo e della gente, e cammini cammini su una strada che potrebbe essere quella di un qualunque posto, di un qualunque nulla. Un uomo in fuga, in fuga dalla civiltà, dai veleni, dalle apparenze, dalle esasperate tecnologie e forse da se stesso. Un uomo in cerca di un rapporto diverso con il mondo, con la natura e con se stesso. Un uomo in cerca di silenzi e solitudine, di rumori e di odori nuovi, di gente e popoli.
P.S. In queti giorni il Cile è stato devastato dal terremoto, il popolo cileno è stato sottoposto negli anni a tante tragedie, lentamente, dolorosamente riuscirà anche a risollevarsi dall'ennesimo disastro.

giovedì 11 febbraio 2010

Ushuaia.







Da pochi giorni sono a casa, nell'amata terra toscana, nell'amata valle pistoiese che tanta natura e bellezza dona a coloro che vi abitano. Gli ultimi giorni fueghini sono stati all'insegna della calma, del riposo e dei ricordi. Nell'ostello dove sono approdato, in compagnia di Gustavo e Cristina, si respira un'aria internazionale, un'aria molto piacevole e amicale. Qui conosco Anna, una ragazza di Torino, in viaggio in Argentina alla ricerca 'dei ricordi di un suo caro amico', oggi scomparso. E' nella mia stessa camerata, e la prima volta ci salutiamo in spagnolo, ci incontriamo di nuovo al supermercato e ancora un breve colloquio in spagnolo. All'ostello mi chiede se ho bisogno del forno a microonde... e lo fa ancora in castigliano. Capisco solo dopo il suo accento italiano... ma a presentarci come connazionali e' Ariel, un dipendente dell'ostello. Dopo la cena, usciamo nella notte e nel vento fueghino e riusciamo a vedere una splendida luna piena. La sera dopo cuciniamo, sopratutto Anna, una buona carbonara per gli amici argentini.
Foto: paesaggio poco prima di Ushuaia.
Primo e unico cambio camera d'aria (penultima tappa).
Lago Escondido.

Il ritorno. Alcune foto (ho dovuto).







Riconosco gli odori della mia terra, riconosco i rumori della mia casa, riconosco i segni della mattina della mia soffitta. Sono tornato, dopo 77 giorni e 5050 km, ma la mente e' ancora lontana, e' ancora densa dell'ossessione Atacama, dei deserti cileni, dei ruscelli del Camino Austral. I miei occhi vedono ancora la pampa argentina, i volti delle piccole Sofia e Daniela, lo stretto di Magellano. I miei orecchi sono ancora saturi del vento dell'isola della Terra del Fuoco... del vento dell'Isola della Terra del Fuoco. Tanti sono i ricordi da 'catalogare', alcuni da rendere pubblici, altri no, tante sono le sensazioni da mettere al sicuro nel cuore e nell'anima, tante sono le istantanee mentali da non perdere. Ci sono suoni, profumi e rumori che non debbono cadere nell'oblio. C'e' un'esperienza di vita 'formante', che ti ha messo in contatto con tutto cio' che sei e con tutti i tuoi dubbi, le tue paure, le tue certezze, le tue forze conosciute e recondite.
C'e' un'esperienza che ti ha permesso di vedere, dopo anni di sogno e immaginazione, una parte di terra lontana e da tanto agognata. C'e' un'esperienza che ti rende vivo, capace di gettare il cuore e la mente lontano, senza paracadute, oltre gli ostacoli e le difficolta'. C'e' infine un'esperienza che potrebbe, e forse dovrebbe, essere 'traguardo', ma che sara' sicuramente 'partenza' per altri lidi, tappa di un qualcosa "altro".
Grazie a tutti voi.
Ho 'dovuto' mettere qualche foto personale...
La terza foto e' un omaggio a Christopher McCandless (In to the wild), che tante volte e' 'intervenuto' nel viaggio.
Foto: Con Va-Lentina Mi sento un po' stanchina II a Ushuaia. (Quando sono atterrato a Pisa, lei aveva scelto di restare a Madrid, e' arrivata da sola due giorni dopo). Autore Gustavo o Cristina.
Salto nella pampa argentina. Autore Paolo.
Omaggio a Christopher McCandless. Autore Paolo.
P.S. Il blog continuera' con foto, ricordi, pensieri e parole.


domenica 31 gennaio 2010

Un meccanico mi disse.

Nella penultima tappa, Rio Grande-Tolhuin, prendo una grossa buca.. che non vedo.... foro e comprometto la centratura della ruota posteriore gia' provata da quasi 5000 km di strada,
Arrivo a Tohluin e vado da un meccanico, anche se sicuramente Va Lentina avrebbe resistito agli ultimi 110 km. Quando la vado a riprendere il meccanico mi chiede cosa faccio, cosa e' importante per me... gli rispondo che ultimamente ho lavorato in un centro per disabili... Lui dopo un po', cosi' mi dice: "Dio ti ha dato l'opportunita' di vedere e conoscere la Patagonia e la Tierra del Fuego... Dio ti invita a lavorare qui... in questi luoghi, pensaci hermano"
Cosi' mi disse un meccanico a Tolhuin.

venerdì 29 gennaio 2010

Viaggio emozionale e viaggio "datale"

Credo che ci siano molti tipi di viaggio, in questi tempi ne ho conosciuti due: quello 'datale', passatemi la parola, che ha i suoi estremi nella data di partenza e in quella di ritorno e quello 'emozionale', che inizia e finisce per conto proprio.
Gia' in Brasile e in Mozambico sentii che il viaggio era terminato da agenti atmosferici e dalla Croce del Sud. In Brasile fu il vento, mentre ero su una spiaggia solitario, attorniato da palme e altri alberi ad indicarmi la via di casa. In Mozambico una notte ando' via la luce, e il cielo africano si mostro' in tutta la sua bellezza, cercai il' Cruzeiro du Sur' e per la prima volta non lo vidi, capii che era ora di lsciare quella terra.
Qui il viaggio emozionale e' finito poco dopo esser entrato nella Tierra del Fuego, da alcuni giorni sentivo dei segni leggeri che dicevano che la fine del viaggio era prossima, la certezza e' venuta da un guanaco. Percorrevo un lungo rettilineo, d'improvviso questo animale salta una recinzione ed entra nella strada, si ferma a poche decine di metri da me, che pedalo tranquillo, non si sposta, sta li', e si volta verso la mia direzione. Ho il tempo di fermarmi, guardarlo negli occhi, fotografarlo, guardarlo di nuovo, a lungo, e capire che e' ora di tornare a casa, il viaggio e' finito, li' davanti a quell'animale mansueto ed elegante. Il guanaco mi dice, chiaramente, "torna a casa, uomo, la tua terra e' lontata, vai via".

Lo specchio riflette...


Passeggiando tranquillo nelle vie di Ushuaia, in un giorno di pioggia che sa di neve, incontro una vetrina quasi di specchio, e per la prima volta dopo piu' di 70 giorni guardo attentamente la figura riflessa. I capelli ormai lunghi, senza ordine, 'capitanati' dal vento e dalla pioggia, la barba non piu' tagliata dal 18 novembre, presenta tre colori, i baffi, biondi, i peli sulle guance, castano scuro, quelli ai lati del mento, bianchi... per non dimenticare che non sei piu' un ragazzino. Il viso bruciato dal sole e dal vento con ai lati degli occhi delle strane righe non abbronzate. E sotto i vestiti, senti gambe piu' muscolose e torace, spalle e braccia meno forti. Un corpo che e' cambiato.
Ma forse quello che e' piu' cambiato e' la mente, e' l'anima, e' l'anima-animale. Ora il segno di Caino e' leggermente sopito. Ma tra qualche tempo, bastera' un tramonto, bastera' una costellazione, bastera' il sorriso di una bambina, bastera' un soffio di vento per scoprire brace ardente sotto la cenere e sentire la necessita' di ripartire.

giovedì 28 gennaio 2010

Magnino e' arrivato ad Ushuaia.


Da Rio Grande, dove mi sono fermato due giorni, e dove ho conosciuto Federico un ragazzo di Brescia, sono ripartito e dopo 210 km circa arrivato ad Ushuaia. La prima tappa e' arrivata a Tolhuin, e non e' stata dura, se non per una foratura, la prima e unica, dato che ho camere d'aria che possono reggere 15-20 forature, un po' di vento, sole e una breve grandinata.
Da qui ho proseguito in compagnia dei due coniugi argentini incontrato giorni fa.
L'ultima tappa e' stata leggermente faticosa, un po' di pioggia, un po' di salita, un po' di vento... ma ormai Ushuaia era vicina vicina.
Dopo 70 giorni, 5000 km, sono ad UShuaia, un grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini.

domenica 24 gennaio 2010

Il vento patagone.







Cerro Sombrero-Cullen, 50-60 km, la strada e' di ripio (sterrato), in questo tratto di carrettera si consuma forse una delle giornate piu' dure, se non la piu' dura, di tutto il pellegrinaggio. Il vento si fa sentire quasi subito, ma e' alle mie spalle, poi la strada gira verso est, e inizia la fatica, il vento si intensifica, forti raffiche mi arrivano dal lato destro, mi spostano al centro della carreggiata, all'improvviso, con violenza, con forza, e' difficile stare 'in piedi', vento e buche rendono precario l'equilibrio. Non e' facile descrivere a parole quello che si prova in quei momenti, il rischio e' alto, si puo' cadere in ogni istante, il rumore del vento e' assordante, e credetemi quando dico assordante, la sua forza e' a me sconosciuta, debordante ed incredibile. Ed e' in quei momenti che li vedi tutti i tuoi fantasmi, i tuoi demoni ti vengono a cercare, li vedi, sono a pochi metri da te, librati a mezz'aria, e ridono di te, sghignazzano, ti dicono brutte parole, ti dicono che non arrivarai alla fine, che sei un pazzo, e che non dovevi andare in Patagonia a cercarli.
E tu sei li', piccolo uomo ora barbuto, con tutto te stesso che lotta contra i venti, contro i demoni, contro se stesso. E capisci che non si puo' andare avanti, troppo il rischio, troppo forti le raffiche, il buon senso parla chiaro, e lo ascolti. Cullen e' vicino, e' dietro l'angolo, e anche se non e' fine tappa e' una meta intermedia, gia' preventivata in caso di vento forte. E arriva, Cullen, gli ultimi metri li faccio a piedi, e il vento fa cadere la bici tre, quattro, cinque volte, una volta mi impenna la ruota davanti, mi ferma, non mi fa andare avanti, gli ultimi cento metri a piedi sono durissimi. Cullen e' una stabilimento dove si lavora il gas, c'e' un gabbiotto di controllo con due guardie dentro, e' li' che trovo rifugio, dove Patriçio e Alvaro mi danno caffe' e latte e il gestore del distributore un grosso panino. E poi telefonano al capo del centro per farmi pernottare... mi danno cena, una comoda camera, la colazione e cibo per due giorni di viaggio. straordinaria la solidarieta' di questi uomini. Un grazie anche a Luis e Alexis. E' da loro che scopro che il vento oggi, soffiava dagli 80 ai 100 km orari.
La mattina dopo riparto presto, il vento e' minore alle prime ore dell'alba, rivedo i miei fantasmi, i miei demoni... sono sempre vicini, ma non sorridono, sono piu' rispettosi, non fanno sberleffi, sanno che sono riuscito ad arrivare a Cullen, sanno che sono riuscito ad arrivare a Cullen.

Ora vi scrivo da Rio Grande.