Qui è riportato il 'simbolo' del viaggio. Grazie a Cecilia per il disegno.

Transamerica 2009

Transamerica 2009
Questo è il percorso della 'Transamerica 2009', che potrà subire variazioni dettate da condizioni atmosferiche e psico fisiche. E non rifiuterà altri mezzi di trasporto.

Patrocini e collaborazioni

Patrocini e collaborazioni

giovedì 15 aprile 2010

Il paese degli spiriti






Ci sono momenti in un viaggio e sopratutto nella vita, che le difficoltà sono tante, forse troppe e allora cerchi nuove energie dentro di te, nei tuoi affetti, nel tuo passato. E quando pedali sotto il sole cocente, ad alta quota, o sotto una pioggia sferzante o contro un vento 'animale'... sai che hai scelto tutto ciò e tutto è così come deve essere, come tu lo avevi immaginato. Ma nei momenti bui, nella tua amata solitudine, i pensieri vanno ai tuoi affetti, ai tuoi amici, alla tua famiglia, ad amori perduti o impossibili, ad una ragazza per cui la fatica diventa un piacere. Ma a volte non basta... e allora contro demoni e fantasmi ecco arrivare gli amati spiriti e allora vedo Alessandro, mio zio... parlarmi pacato e sorridente indicarmi la via e darmi una pacca sulla spalla. E odo mio nonno Beppe, uno dei punti di riferimento della mia infanzia, odo le sue parole di conoscenza e coraggio e ricordo così bene il suo volto. Vedo mia nonna Fulvia, moglie di Magnino, che giovane vedova mai si è risposata, sempre fedele al suo amore. E là tra sudore e fatica vedo l'amico Roberto, la sua voglia di giustizia e di amore... e sento grande la sua forza, che mi dice di andare avanti... E poi tra fiori e mare reincontro Veronica, bellissima come sempre, posso toccare ancora una volta i suoi lunghi capelli, il suo bel viso e ascolto il suo canto tra un'onda e un soffio di vento. E poi là dove la fatica sembra prevalere, vedo Magnino, mio nonno, nel rosso di un tramonto, vedo le sue armi e vedo che le getta a terra e mi dice "Queste sono le mie armi, ma non ne hai bisogno, non ora, avanti uomo, vai avanti. Mi dispiace di non averti mai abbracciato, piccolo mio". Allora la fatica si fa dolore ma non la senti, e vai avanti, fino a una meta... non importa quale o se non c'è.
Foto di Paolo e nino

giovedì 8 aprile 2010

Nino Front page man


E' uscito sulla Nazione di Martedì 6 Aprile un ampio articolo dedicato all'Ultimocavaliere: una intervista sul suo recente viaggio in sud America.

sabato 3 aprile 2010

E d'improvviso.




All'improvviso la sento arrivare, è notte, il vento ulula... e la Patagonia torna prepotente, senti il suo richiamo, senti la sua voce, il suo canto. Come le sirene di Odisseo ammaliano questo viandante... e non voglio cera nelle orecchie, legatemi all'albero della nave, ma lasciatemi ascoltare il vento patagone, il fuoco di Atacama, la legge del deserto. Lasciatemi ascoltare il canto delle donne e della luna, il rumore della pioggia che cade nel mare, il calore della fatica. No, non voglio cera nelle orecchie come i marinai dell'uomo di Penelope. Voglio solo sentire il richiamo della natura, il richiamo della foresta, le parole delle notti stellate nel deserto. Mi sveglio un attimo... dove sono... nel letto di casa mia, ma il vento patagone ormai si è impossessato della mia anima, riarsa dal sole cileno. Conosco quel vento, conosco le sue parole: vuole tornare a casa. Ma non è ancora tempo, non è ancora il momento, non è ancora il momento. Ma la decisione è da tempo presa: riprendere il cammino.
Tutte le foto di questo post sono di Paolo Bastianello.

martedì 30 marzo 2010

Elogio della fatica




Storie dal Camino Austral: sento chiaramente tutte le fibre del mio corpo tendersi un'altra volta, l'ennesima volta , l'ha già fatto mille e mille volte. Una pedalata dietro l'altra, senza fretta, senza timore. Sento fortemente il sangue che scorre nelle vene, veloce, caldo. Odo il cuore che batte forte e sicuro, stanco ma sempre pronto a tutto. Sono nove ore che pedalo oggi, non c'è stato riposo, pausa, se non per cibarsi. Tanta la salita fatta, salita dura, ripida e difficile. Altrettanta è stata la discesa, acciottolata e traditrice, sospettosa e pericolosa. Il divino Pluvio ha mandato sulla terra una quantità di pioggia incredibile. Sento gli indumenti esterni bagnati dall'acqua, quelli interni madidi di sudore. Tra due ore c'è un traghetto da prendere, non posso perderlo, il prossimo sarà tra molti giorni. Mancano trenta km... non ci dovrebbero essere problemi. Mai però, cercare di 'governare' le leggi patagoni. Infatti ecco la sorpresa: gli ultimo trenta km sono di salita, e una salita pesante e ripida, tutta di 'ripio' e di pioggia. La mente e il corpo hanno un sussulto, un attimo di cedimento, sono titubanti, 'non ce la faremo mai' gridano. Arriva in soccorso l'esperienza, la voglia di soffrire ancora, la voglia di gettare il cuore avanti. Forza, forza, uomo, una pedalata dopo l'altra. E la fatica diviene regina incontrastata. E l'uomo diventa una rosa, con petali e bocciolo centrale. La fatica ti toglie un petalo dopo l'altro, una certezza dopo l'altra, la senti sempre più prepotente, e ogni minuto che passa un petalo cade. E i petali sono tutte le leggi che la società ti ha imposto, che gli altri ti hanno imposto, che tu stesso ti sei dato. Tutto lentamente cede, i petali se ne vanno, rimanendo macchie colorate nella scura Carrettera. Piano piano si arriva al bocciolo centrale, la fatica continua, lacerante e crescente. Le gambe urlano la propria stanchezza, il corpo vuole fermarsi e la mente lo stesso. E' allora il bocciolo centrale, quello primitivo, ora scoperto, a prendere il comando: "Avanti, avanti! Senza timore, serrare le file, proteggere i fianchi!" Eccolo lì il bocciolo centrale, la parte più pura dell'anima umana, la parte vera, quella non toccata dai dogmi della società e del mondo costituito. Eccolo lì puro e candido, pronto ad andare avanti. Ci siamo, ecco la cima, e ora giù in discesa, tra buche e sassi, tra acqua e massi. D'improvviso arriva il mare, prima colpisce con l'odore, poi con il colore, ecco il mare, ecco il traghetto... siamo arrivati, siamo arrivati in tempo.
Foto di Paolo e nino

lunedì 1 marzo 2010

La femminilità del Camino Austral.




Da qualche anni ormai cammino nel mondo, spesso in luoghi lontani dalle comodità, dalle certezze e dalla civiltà. Ma la Transamerica è stata un'esperienza diversa, avevo come casa la strada, che mi ha accolto come una madre, regalandomi paesaggi incomparabili, persone rare e un'umanità dimenticata. Mi ha regalato sole cocente, vento impetuoso e pioggia battente. Ho assaporato una libertà totale, senza schemi, senza orari, a volte senza meta. La Natura mi ha aperto la sua millenaria anima, e la sua femminilità. Il Camino Austral, come spesso ripeto è stata un'esperienza affascinante: e' impressionante la quantità di acqua che è lì presente. Per me l'acqua è sinonimo di femminilità è la culla del mondo è la dimora non solo del feto prima di nascere, ma un porto sicuro e riposante nella vita umana. E la Patagonia cilena esprime una femminilità molto forte, l'acqua ti avvolge, ti accarezza, ti rende partecipe di se stessa, ti fa sentire uomo. Ti sussura parole dimenticate, sogni ancora da sognare, ti invita a conoscerla meglio. E allora diventi un viandante estremo, un uomo senza terra, un'esteta del mondo e della gente, e cammini cammini su una strada che potrebbe essere quella di un qualunque posto, di un qualunque nulla. Un uomo in fuga, in fuga dalla civiltà, dai veleni, dalle apparenze, dalle esasperate tecnologie e forse da se stesso. Un uomo in cerca di un rapporto diverso con il mondo, con la natura e con se stesso. Un uomo in cerca di silenzi e solitudine, di rumori e di odori nuovi, di gente e popoli.
P.S. In queti giorni il Cile è stato devastato dal terremoto, il popolo cileno è stato sottoposto negli anni a tante tragedie, lentamente, dolorosamente riuscirà anche a risollevarsi dall'ennesimo disastro.

giovedì 11 febbraio 2010

Ushuaia.







Da pochi giorni sono a casa, nell'amata terra toscana, nell'amata valle pistoiese che tanta natura e bellezza dona a coloro che vi abitano. Gli ultimi giorni fueghini sono stati all'insegna della calma, del riposo e dei ricordi. Nell'ostello dove sono approdato, in compagnia di Gustavo e Cristina, si respira un'aria internazionale, un'aria molto piacevole e amicale. Qui conosco Anna, una ragazza di Torino, in viaggio in Argentina alla ricerca 'dei ricordi di un suo caro amico', oggi scomparso. E' nella mia stessa camerata, e la prima volta ci salutiamo in spagnolo, ci incontriamo di nuovo al supermercato e ancora un breve colloquio in spagnolo. All'ostello mi chiede se ho bisogno del forno a microonde... e lo fa ancora in castigliano. Capisco solo dopo il suo accento italiano... ma a presentarci come connazionali e' Ariel, un dipendente dell'ostello. Dopo la cena, usciamo nella notte e nel vento fueghino e riusciamo a vedere una splendida luna piena. La sera dopo cuciniamo, sopratutto Anna, una buona carbonara per gli amici argentini.
Foto: paesaggio poco prima di Ushuaia.
Primo e unico cambio camera d'aria (penultima tappa).
Lago Escondido.

Il ritorno. Alcune foto (ho dovuto).







Riconosco gli odori della mia terra, riconosco i rumori della mia casa, riconosco i segni della mattina della mia soffitta. Sono tornato, dopo 77 giorni e 5050 km, ma la mente e' ancora lontana, e' ancora densa dell'ossessione Atacama, dei deserti cileni, dei ruscelli del Camino Austral. I miei occhi vedono ancora la pampa argentina, i volti delle piccole Sofia e Daniela, lo stretto di Magellano. I miei orecchi sono ancora saturi del vento dell'isola della Terra del Fuoco... del vento dell'Isola della Terra del Fuoco. Tanti sono i ricordi da 'catalogare', alcuni da rendere pubblici, altri no, tante sono le sensazioni da mettere al sicuro nel cuore e nell'anima, tante sono le istantanee mentali da non perdere. Ci sono suoni, profumi e rumori che non debbono cadere nell'oblio. C'e' un'esperienza di vita 'formante', che ti ha messo in contatto con tutto cio' che sei e con tutti i tuoi dubbi, le tue paure, le tue certezze, le tue forze conosciute e recondite.
C'e' un'esperienza che ti ha permesso di vedere, dopo anni di sogno e immaginazione, una parte di terra lontana e da tanto agognata. C'e' un'esperienza che ti rende vivo, capace di gettare il cuore e la mente lontano, senza paracadute, oltre gli ostacoli e le difficolta'. C'e' infine un'esperienza che potrebbe, e forse dovrebbe, essere 'traguardo', ma che sara' sicuramente 'partenza' per altri lidi, tappa di un qualcosa "altro".
Grazie a tutti voi.
Ho 'dovuto' mettere qualche foto personale...
La terza foto e' un omaggio a Christopher McCandless (In to the wild), che tante volte e' 'intervenuto' nel viaggio.
Foto: Con Va-Lentina Mi sento un po' stanchina II a Ushuaia. (Quando sono atterrato a Pisa, lei aveva scelto di restare a Madrid, e' arrivata da sola due giorni dopo). Autore Gustavo o Cristina.
Salto nella pampa argentina. Autore Paolo.
Omaggio a Christopher McCandless. Autore Paolo.
P.S. Il blog continuera' con foto, ricordi, pensieri e parole.