Storie dal Camino Austral: sento chiaramente tutte le fibre del mio corpo tendersi un'altra volta, l'ennesima volta , l'ha già fatto mille e mille volte. Una pedalata dietro l'altra, senza fretta, senza timore. Sento fortemente il sangue che scorre nelle vene, veloce, caldo. Odo il cuore che batte forte e sicuro, stanco ma sempre pronto a tutto. Sono nove ore che pedalo oggi, non c'è stato riposo, pausa, se non per cibarsi. Tanta la salita fatta, salita dura, ripida e difficile. Altrettanta è stata la discesa, acciottolata e traditrice, sospettosa e pericolosa. Il divino Pluvio ha mandato sulla terra una quantità di pioggia incredibile. Sento gli indumenti esterni bagnati dall'acqua, quelli interni madidi di sudore. Tra due ore c'è un traghetto da prendere, non posso perderlo, il prossimo sarà tra molti giorni. Mancano trenta km... non ci dovrebbero essere problemi. Mai però, cercare di 'governare' le leggi patagoni. Infatti ecco la sorpresa: gli ultimo trenta km sono di salita, e una salita pesante e ripida, tutta di 'ripio' e di pioggia. La mente e il corpo hanno un sussulto, un attimo di cedimento, sono titubanti, 'non ce la faremo mai' gridano. Arriva in soccorso l'esperienza, la voglia di soffrire ancora, la voglia di gettare il cuore avanti. Forza, forza, uomo, una pedalata dopo l'altra. E la fatica diviene regina incontrastata. E l'uomo diventa una rosa, con petali e bocciolo centrale. La fatica ti toglie un petalo dopo l'altro, una certezza dopo l'altra, la senti sempre più prepotente, e ogni minuto che passa un petalo cade. E i petali sono tutte le leggi che la società ti ha imposto, che gli altri ti hanno imposto, che tu stesso ti sei dato. Tutto lentamente cede, i petali se ne vanno, rimanendo macchie colorate nella scura Carrettera. Piano piano si arriva al bocciolo centrale, la fatica continua, lacerante e crescente. Le gambe urlano la propria stanchezza, il corpo vuole fermarsi e la mente lo stesso. E' allora il bocciolo centrale, quello primitivo, ora scoperto, a prendere il comando: "Avanti, avanti! Senza timore, serrare le file, proteggere i fianchi!" Eccolo lì il bocciolo centrale, la parte più pura dell'anima umana, la parte vera, quella non toccata dai dogmi della società e del mondo costituito. Eccolo lì puro e candido, pronto ad andare avanti. Ci siamo, ecco la cima, e ora giù in discesa, tra buche e sassi, tra acqua e massi. D'improvviso arriva il mare, prima colpisce con l'odore, poi con il colore, ecco il mare, ecco il traghetto... siamo arrivati, siamo arrivati in tempo.
Foto di Paolo e nino